La calma non è un carattere. È un metodo.
Sulla carta: una o due settimane. In pratica: dipende — e sapere da cosa dipende è quello che rende le due settimane sopportabili.
Quasi tutti i genitori, al settimo giorno, pensano che stia tornando indietro. No: sta affrontando la parte difficile. Mangiare e addormentarsi chiedono di abbassare la guardia — ed è l'ultima cosa che un bambino fa in un posto di cui non si fida ancora del tutto. Non è un passo indietro: è il gradino più alto della scala.
Il pianto quando esci non è il voto dell'inserimento: quasi tutti piangono al distacco, e quel pianto dice poco. La misura utile è un'altra: quanto ci mette a consolarsi dopo che sei uscita. Tu quel pezzo non lo vedi mai — lo vedono le educatrici. Chiediglielo ogni giorno, con queste parole: «dopo che sono uscita, quanto ci ha messo?». Se i tempi si accorciano, l'inserimento sta funzionando — qualunque cosa dica la scena sulla porta.
E se a casa, nel frattempo, le sere sembrano peggiorate: anche quello è normale. Si è tenuto insieme tutto il giorno; la stanchezza esce dove si sente al sicuro. Cioè addosso a te.
«I primi 10 giorni al nido»: il protocollo del saluto in 90 secondi, i dieci giorni uno per uno e la domanda giusta da fare alle educatrici. Gratis, arriva subito.