La calma non è un carattere. È un metodo.
Cominciano di solito verso i 18 mesi, esplodono fra i due e i quattro anni, e la domanda che tutti fanno — «quando finiscono?» — ha una risposta scomoda: non finiscono da soli. Si accorciano.
La parola «capriccio» suggerisce un bambino che fa i dispetti. La realtà è più semplice e meno offensiva: a questa età il motore delle emozioni è già potente, e i freni non sono ancora montati. Quando la frustrazione supera la capacità di reggerla, il sistema va in overflow — e da fuori si vede un bambino che urla, si butta a terra, lancia. Non è una scelta: è un ingorgo.
Sotto ogni ingorgo, quasi sempre, c'è una di cinque cose: stanchezza, fame, bisogno di decidere qualcosa, bisogno di te, sovraccarico. Non serve indovinare al primo colpo — serve il secondo che ci si mette a chiederselo, perché per ognuna la risposta giusta è diversa.
È vero che l'età sistema molto. Ma dentro la fase c'è un margine enorme: le crisi non sono sparse a caso nella giornata — stanno quasi tutte in tre momenti (il risveglio, il rientro, la sera), e quei tre momenti si possono sistemare uno per uno, in anticipo. È la differenza fra aspettare che passi e accorciare ogni singola scena della metà.
Prima di tutto: se il comportamento ti preoccupa sul serio — per intensità, frequenza o perché si accompagna ad altro — la persona da sentire è il pediatra, senza aspettare. Questo articolo parla dei momenti difficili normali di questa età, non serve a valutare un singolo bambino.
Il protocollo della crisi in corso, le dodici frasi, le tre finestre della giornata e il no che tiene: è il Manuale del Metodo C.A.L.M.A. — crisi, limiti e autonomia dai 2 ai 6 anni. PDF, 17 €, si legge in una sera.